Patologie trattabili con Cannabis terapeutica

La cannabis ha molte ed indiscusse potenzialità ed effetti benefici sull’organismo umano e le nozioni presenti sotto sono un estremo concentrato di ciò che attualmente studi universitari e/o clinici stanno mettendo in evidenza tramite l’impiego di cannabis nelle nuove e/o tradizionali terapie.

Per un maggiore approfondimento e per un utilizzo corretto e sapiente della cannabis ad uso terapeutico si consiglia di rivolgersi a specialisti capaci di guidare il paziente sia nella modalità di somministrazione che nei dosaggi.

Problemi di sonno e dolori

Dolori

Storicamente e scientificamente la cannabis ha un effetto analgesico sul dolore e le più recenti ricerche hanno evidenziato un ruolo importante della cannabis nella lotta al dolore cronico.

Occorre necessariamente intensificare gli studi sulle potenzialità applicative della cannabis in ambito di terapia del dolore poichè sicuramente ha dimostrato di essere un efficace alleato da affiancare alle tradizionali terapie.

I principi attivi responsabili fautori dell’effetto positivo legato alla “cura del dolore" sono il CBD, il THC, il CBCCBN e il CBGA.

Infiammazioni

Recenti studi hanno dimostrato come terpeni e cannabinoidi svolgono un’azione anti infiammatoria sul corpo umano.

La cannabis, soprattutto se di varietà indica, presenta un importante mix di terpeni e cannabinoidi che, agendo insieme sui recettori CB1 presenti nell’organismo, producono un effetto sedativo e facilitano l’assimilazione delle sostanze stesse.

L’effetto “entourage" delle molecole della cannabis viene principalmente svolto dal CBD, dal CBC, dal THCA, dal CBGA, dal CBDA e dal CBCA.

Insonnia e apnea del sonno

L’assunzione di cannabis terapeutica favorisce un sonno regolare e aiuta a contrastare l’insonnia. Questo è merito della sua interazione con i recettori endocannabinoidi CB1 e CB2 presenti nel corpo.

L’utilizzo di cannabis, e in particolare l’impiego di molecole quali THC, CBG e CBN, ha mostrato in diversi studi un aumento delle ore di sonno e della facilità stessa di addormentarsi nei pazienti sottoposti a tale terapia.

Proprio per questo sono iniziati studi molto promettenti il cui scopo è quello di aiutare i pazienti affetti da apnea del sonno a trovare una efficace e “comoda" cura contro una patologia che affligge una percentuale sempre maggiore di uomini e donne.

Occorre però precisare che se a bassi dosaggi mostra le sue proprietà positive senza effetti collaterali su gran parte dei pazienti, ad alti dosaggi potrebbe, ma dipende dalla singola persona, provocare effetti opposti a quelli sperati.

Disturbi dell'appetito e di digestione

Problemi di digestione e contrazioni intestinali

Da molti anni gli scienziati studiano la relazione tra cannabis e digestione ed è da tempo riconosciuto come il sistema endocannabinoide sia responsabile di fame, appetito, sazietà, ecc…

Recenti studi hanno anche confermato come la cannabis aiuti nella modulazione dell’attività dell’apparato digerente favorendo una più facile digestione e una sostanziale riduzione delle contrazioni intestinali.

La molecola della cannabis che aiuta nell’azione digestiva è principalmente il CBD.

Nausea e vomito

L’attivazione del sistema endocannabinoide permette la modulazione e l’attenuazione di sintomi di nausea e vomito.

Recenti ricerche, effettuate su pazienti sottoposti a chemioterapia, hanno evidenziato come l’assunzione di cannabinoidi permetta di contrastare le sensazioni di nausea e vomito provocate spesso dalla terapia stessa.

A permettere l’azione dei cannabinoidi sull’apparato intestinale è l’elevato numero di recettori CB1 e CB2 presenti in tutto il tratto gastrointestinale e attivati principalmente dalle molecole di CBD, THC e THCA.

Mancanza di appetito

Una delle proprietà maggiormente note della cannabis è la stimolazione dell’appetito e questo è causa dell’interazione tra cannabis e recettori endocannabinoidi (CB1 e CB2) presenti nel corpo umano.

Normalmente il corpo umano produce delle sostanze capaci di indicare all’organismo, dopo aver mangiato, che non si ha fame e che ci si sente appagati.

L’aspetto interessante è che se la produzione di queste stesse sostanze è invece stimolata mediante l’assunzione di cannabis, e specificatamente la molecola di THC, allora il corpo percepirà un aumento dell’appetito, anche dopo aver mangiato.

Proprio questa importante azione è alla base dell’utilizzo della cannabis nelle terapie che si occupano di contrastare la mancanza di appetito e la perdita di peso in quei pazienti affetti da tumore o Aids.

Regolazione dell'appetito

Sicuramente più conosciuta e studiata è l’azione dei cannabinoidi sull’aumento dell’appetito ma alcuni studi mettono in evidenza come l’interazione tra cannabis e sistema endocannibinoide sia capace più in generale di regolare l’appetito.

La regolazione della fame, utilizzata per modulare l’assunzione di cibo, è un aspetto che necessita di ulteriori ricerche in quanto non tutti i complessi meccanismi di interazione tra cannabinoidi e recettori endocannabinoidi sono noti e studiati approfonditamente.

Batteri e microbi

Una delle proprietà meno conosciute della cannabis è la sua forte proprietà antibatterica e antimicrobica.

Ricerche scientifiche evidenziano come l’impiego di cannabinoidi naturali aiuti a contrastare e a ridurre lo sviluppo di batteri spesso diventati oramai resistenti ai normali antibiotici.

Con l’impiego dei normali antibatterici il batterio riesce facilmente ad entrare in contatto con il dna dell’antibiotico diventando così, nel medio lungo periodo, immune alle cure.

Questo scambio di informazioni tra batterio e dna dell’antibiotico è molto più difficile se l’antibiotico è naturale e derivato da una pianta, proprio come nel caso della cannabis.

Le molecole che svolgono un ruolo primario nell’azione antibatterica e antimicrobica sono il CBD, il CBG il CBGA e il CBCA.

Radicali liberi

La cannabis è naturalmente un potente antiossidante ed è in grado di fermare la proliferazione delle molecole ossidanti presenti nel corpo.

I componenti della cannabis sembrano svolgere un ruolo importante, addirittura anche superiore a quello delle note vitamine C ed E, nell’azione di contrasto allo sviluppo di agenti ossidanti, più noti come radicali liberi.

Tali proprietà sono date principalmente dal THC, dal CBD e dal CBN.

Disturbi psichiatrici e neurologici

Depressione

La depressione è una delle malattie più in aumento negli ultimi anni e si manifesta con sintomi di tristezza, insonnia, malumore persistente e costante e più in generale è esprimibile con l’incapacità di provare gioia.

La cannabis terapeutica, i cui effetti per dosaggio e strain sono ancora oggetto di ricerca, sembra contribuisca a modulare, tramite i recettori endocannabinoidi, l’esperienza di piacere e gioia.

Le molecole della cannabis che intervengono nell’aiuto della gestione della depressione sono il CBD e il THC.

Ansia

Negli ultimi anni, i ritmi e gli stili di vita sempre più intensi hanno contribuito all’aumentare dei casi di ansia.

Uno dei metodi che si possono utilizzare per combattere l’ansia è la cannabis terapeutica e la principale sostanza attiva nella gestione dell’ansia è il CBD.

Studi scientifici hanno dimostrato come il CBD contribuisce, in particolare se assunto singolarmente, alla diminuzione dei livelli di ansia sia nelle persone senza alcuna patologia sia in persone soggette a tali disturbi.

Comportamenti psicotici

Studi clinici e scientifici hanno dato l’evidenza di come il CBD sia un ottimo concorrente dei convenzionali farmaci impiegati nella lotta alla schizofrenia e alla psicosi.

Nel Regno Unito una recente ricerca ha messo a confronto il CBD con un normale farmaco per la cura delle psicosi. I risultati hanno dimostrato come a parità di effetti curativi sulla patologia il CBD non soffra nè di effetti collaterali e nè di una dose letale per la persona.

Spasmi

Nei pazienti con spasmi, la cannabis terapeutica è un importante alleato per riuscire ad ottenere una qualità di vita migliore.

L’effetto curativo della cannabis avviene tramite l’azione di modulazione sul sistema endocannabinoide che aiuta nella gestione di spasmi in soggetti affetti da tale disturbo. Le molecole coinvolte nel trattamento di questa patologia sono:

Epilessia

Gli studi scientifici hanno evidenziato come la cannabis terapeutica ad alto contenuto di CBD sia capace di ridurre (sia in frequenza che in intensità) le crisi epilettiche anche in quei pazienti resistenti alle convenzionali cure a base di farmaci.

In uno studio della GW Pharmaceuticals in cui è stato somministrato un loro preparato a base di CBD è stato notato, su pazienti pediatrici e affetti da sindrome di Dravet, una riduzione mediamente del 39% di crisi epilettiche.

Altri studi in questo settore stanno proseguendo per specializzare prodotti a base di CBD per i diversi tipi di epilessia.

Un’altra molecola che contribuisce all’effetto benefico nel trattamento degli stati epilettici, in associazione al CBD, è la molecola del THCV, anch’essa presente nella cannabis.

Malattie neurodegenerative

La cannabis terapeutica ha dimostrato di poter agire in maniera efficace nella lotta alla morte massiva dei neuroni.

Questa sua proprietà ha favorito il largo uso come mezzo di contrasto a gran parte delle malattie neurodegenerative come morbo di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica o sclerosi multipla.

Altre proprietà dei cannabinoidi sono quelle di limitare le infiammazioni del tessuto nervoso e di controllare l’azione dei globuli bianchi nel momento in cui si trovino a spostarsi dentro e fuori il cervello per iniziare e/o continuare danni a tessuti nervosi.

I principi maggiormente attivi contro questa patologia sono il CBD e il THC.

Malattie specifiche

Diabete

Una ricerca realizzata su soggetti affetti da diabete, sia di tipo I che di tipo II, ha dimostrato come pazienti che usualmente consumano cannabis abbiano un livello di insulina mediamente più basso.

Oltre a contrastare livelli di insulina troppo alti la cannabis, tramite la molecola del CBD, permette di proteggere le terminazioni nervose che in pazienti affetti da diabete vengono interessate con irritazioni (allo stomaco) e perdita di sensibilità (agli arti).

Prurito e psoriasi

Il sistema endocannabinoide svolge una importante azione sulla regolazione della vita delle cellule cutanee.

Il CBD in particolare svolge un’azione anti-infiammatoria legandosi al recettore CB2 prevenendo la morte e quindi la continua sostituzione delle cellule della pelle contribuendo all’attenuazione della sensazione e della necessità di prurito.

La totale assenza di effetti collaterali e psicotropi del CBD lo rende un agente perfetto per il contrasto e la prevenzione delle infiammazioni cutanee.

Malattie e fratture ossee

Studi recenti dell’Università di Tel Aviv hanno dimostrato come la cannabis contribuisca in maniera apprezzabile non solo nel trattamento di pazienti affetti da fratture ossee ma anche nella cura e prevenzione di malattie quali l’osteoporosi.

Le ricerche hanno messo in luce come la cannabis, ed in particolare il CBD, oltre a migliorare ed a favorire la guarigione di fratture ossee permetta all’osso di migliorare la sia capacità di resistenza a futuri traumi.

Oltre al CBD, altre molecole della cannabis interessate nel trattamento di patologie e fratture ossee sono il CBC, il CBG, il CBDV e il THCV.

Alterazione del sistema immunitario e proliferazione di cellule tumorali

E’ oramai da tempo studiato e dimostrato l’effetto positivo della cannabis terapeutica sulla modulazione dei processi legati ai macrofagi e alla funzione dei linfociti, fattori del nostro corpo umano responsabili di patologie quali malattie autoimmuni (come sclerosi, lupus, artrite reumatoide) e tumori.

La cannabis, ed in modo particolare il CBD, legandosi ai recettori CB1 e CB2 presenti in tutto il nostro corpo, favorisce il controllo delle cellule che, se lasciate al loro destino potrebbero avviare l’autoimmunità.

Proprio questo effetto è alla base dell’utilizzo della cannabis nella lotta alla sclerosi in quanto il fenomeno di apoptosi delle cellule, regolato dal sistema endocannabinoide, permette la morte delle cellule malate che altrimenti consentirebbero il progredire o lo sviluppo della malattia.

Lo stesso principio è applicato in recenti studi che impiegano la cannabis nella lotta contro i tumori. Gli studi sembrano dimostrare come il fenomeno dell’apoptosi aiuti nella selezione ed eliminazione di cellule dannose per il corpo umano.

Oltre al CBD, le altre molecole che agiscono nella lotta di queste patologie sono il CBG, il THCA ed il CBDA.

Alterazioni della pressione sanguigna

Recenti studi hanno mostrato un ruolo attivo della cannabis nel poter regolare la pressione del sangue sia in casi di alta pressione, dove la cannabis svolge un ruolo anti ipertensione, e sia in casi di bassa pressione, dove la cannabis sembra poter regolarizzare il flusso sanguigno.

Queste proprietà contribuiscono ad un effetto protettivo della cannabis terapeutica contro i rischi alla salute dati da patologie legate alla pressione arteriosa anche se le ricerche non sono ancora ad uno stato esauriente ed è sicuramente necessario incoraggiare ulteriori studi viste le potenzialità mostrate dalla cannabis in questo ambito.

I principali componenti implicatio nella regolarizzazione della pressione sono il CBD e il CBC.

Rigetto degli organi

Alla University of South Carolina School of Medicine alcuni ricercatori hanno osservato come il THC abbia svolto un ruolo importante nel ritardare il rigetto di un organo trapiantato su cavie animali.

La ricerca ha consentito di evidenziare come i recettori CB1 e CB2 svolgano una importante azione nel prolungare il tempo di rigetto degli organi trapiantati.

Anche in questo campo di impiego, come in tanti altri che coinvolgono la cannabis, occorre effettuare nuove ricerche e nuovi studi al fine di poter analizzare maggiormente le potenzialità della cannabis terapeutica.

Glaucoma

E’ da tempo noto come il THC abbia un ruolo importante nella regolazione della pressione endoculare.

Se l’azione del THC è confermata non è ancora del tutto chiaro il meccanismo che consente tale interazione. Gli studi sono però riusciti ad evidenziare come i recettori CB1 si attivano sia a livello locale dell’occhio che in un secondo momento in fase di protezione dei nervi ottici, tramite le proprietà antiossidanti della cannabis.

L’azione di contrasto e prevenzione del glaucoma da parte della cannabis necessita di ulteriori approfondimenti soprattutto per migliorare la capacità di somministrabilità della  terapia a base di THC.